Virginia, una futura dottoressa e una “erre” che va bene così com’è

Le storie che seguono fanno parte di “Compagni di Viaggio”, una raccolta di ricordi degli educatori, a cura di Virginia Gardenghi, Maria Nicolai e Pietro Senigaglia.

Amasha ha la pelle scura, le mani e il corpo minuti, i capelli neri, lunghi fino sotto la schiena, gli occhi grandi ed espressivi.

Due estati fa siamo andati in vacanza al mare insieme ad altri servizi della cooperativa. Tu hai condiviso la stanza con le ragazze della comunità alloggio di Monza.

Una ragazza magrolina voleva esserti a tutti i costi amica, e tu non le negavi l’amicizia. Lei ti ha raccontato che era triste, che ne aveva passate tante, che non poteva vivere coi suoi genitori; tu hai pianto molto e ti sei sfogata con me, volevi aiutarla, ma non sapevi come fare.

La stessa voglia di aiutare gli altri ti porta oggi a impegnarti nello studio perché ora sai che vuoi diventare dottoressa e aiutare chi ha bisogno.

Mary Jean è una ragazza Filippina di 11 anni, frequenta la prima media, è in Italia da 2 anni, a scuola si impegna e riesce in quello che fa, ultimamente ha un po’ la testa fra le nuvole… ah l’adolescenza!

Mary Jean vive in un bilocale con la mamma, il patrigno due fratellini, lo zio e la nonna.

La casa le sta stretta e preferisce venire al gruppo Gulliver o andare a scuola piuttosto che stare a casa.

Mary Jean è una ragazza paffuta, con la pelle scura, spesso ha un’espressione severa ma, quando è felice regala ampi sorrisi.

 

Nelle Filippine vivevi con la zia, quando sei venuta in Italia hai dovuto conoscere di nuovo tua mamma e in questo vi ha aiutato la passione per il canto che vi accomuna. Diana ha una voce bellissima.

Xiao. Stavamo tornando da un’uscita in quartiere, camminavamo in silenzio, stanchi per aver passato un bel pomeriggio, tu stavi vicino a me, eri pensieroso, ricordo che hai iniziato a dire: “ ‘elle’ ‘elle’ ‘elle’… non liesco a dile… noi cinesi non ce l’abiamo, non possiamo dile elle!”  e a gesti mi hai spiegato che secondo te ai cinesi manca qualche pezzetto all’interno della bocca per riprodurre quel suono.

Io ho riso tanto.

Adesso parli benissimo in italiano ed anche se la “R” proprio non ti riesce capiamo perfettamente tutto ciò che vuoi dire.

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Maria, la gita al fiume e una canzone per una mamma lontana

Le storie che seguono fanno parte di “Compagni di Viaggio”, una raccolta di ricordi degli educatori, a cura di Virginia Gardenghi, Maria Nicolai e Pietro Senigaglia.

Yu Pin è in Italia da circa 3 anni; vive con il padre e il fratello più grande che è disabile, ma nella sua casa sembra vivano molte altre persone; il padre lavora in un’azienda che divide la raccolta differenziata, la madre è in Italia, ma lavora in un’altra città e non vede mai i suoi figli.

Yu Pin in casa fa tutto: cucina, pulisce, si occupa del fratello disabile; ma Yu Pin ha anche voglia di divertirsi, di studiare e di stare con persone della sua età. Così lo invitiamo a venire al Gruppo Gulliver, sia per preparare l’esame di terza media, sia per fare un po’ di gite con noi.

Lui inizia a partecipare ma, quando si tratta di andare in gita al fiume Trebbia, ci dice di non saper nuotare; soprattutto ci dice che il padre non lo lascerà mai venire perché, quando era piccolo, gli è stato predetto da un mago cinese che, se si fosse immerso nell’acqua con tutto il corpo prima dei 18 anni, sarebbe morto.

Allora, d’accordo con l’assistente sociale che segue il fratello, organizziamo un incontro con il padre e la mediatrice cinese: chiediamo al padre di firmare l’autorizzazione per la gita sul fiume, rassicurandolo sul fatto che non succederà nulla.

Yu Pin è felice: seduto sulla riva guarda il fiume e i ragazzi che si tuffano dagli scogli.

A quel bagno è sopravvissuto e ora lavora in un bar, ha passato gli esami, ma non ha voluto continuare gli studi, preferendo un lavoro che gli permettesse di aiutare in casa.

Carlos viene dall’Ecuador e ha 15 anni; insieme con la sorella e il fratello più grandi ha raggiunto la mamma a Milano dopo alcuni anni di separazione.

Ama la boxe e il rugby, ama la musica reggeton, sta imparando a suonare la chitarra e balla molto bene la bachata.

Un giorno ha portato al corso di chitarra una canzone ecuadoregna, “Todos tienen una madre”, e ha chiesto all’insegnante di chitarra di trovargli le note.

Allora insieme abbiamo provato a tradurla in italiano; in quell’occasione Carlos mi ha raccontato che questa è una delle sue canzoni preferite perché, era quella che lui cantava alla mamma ogni volta che la chiamava dall’Ecuador.

Todos tienen una madre
Ninguno como la mia
Que arde como lucecita
Haciendome compañia
La vieran dentro mi rancho
Sencillita como es ella
Y sus ojitos se apagan
Como el fulgor de una estrella
Yo le pido a dios rezando
Que mi mamá no se muera
Que viva dentro mi rancho
Como estampita si quiera
Si alguna vez madrecita
Tu te me vas para el cielo
Llevame madre querida
No me dejes que te quiero
Pero su sombra me alcanza
Como bendicion divina
Es el angel de la guarda
De mi vida peregrina
Sombra del arbol plantado
En el patio solo hay un eco
Retoño fiel que traduce
La voluntad de mis ruegos

Maria è arrivata in Italia da 3 anni; ha 18 anni ed ha due fratelli di 17 e 15; la loro mamma li ha preceduti dall’Ecuador parecchi anni fa e ha lavorato molto e a lungo per permettere loro di raggiungerla.

In Ecuador i tre fratelli vivevano con il padre; questo è per loro un ricordo molto doloroso, perché con lui non c’è sempre stato un rapporto pacifico. Questo e la lontananza della mamma li ha uniti in maniera particolare, un’unione fatta di reciproca e continua difesa gli uni degli altri: in tutto ciò Maria, essendo la sorella maggiore, ha assunto il ruolo di seconda mamma.

Maria vuole fare la sarta, ma le piacerebbe anche lavorare in un albergo, cosa per cui sta studiando; poco tempo fa ha fatto il tirocinio nella reception di un hotel: quando è tornata al Gruppo Gulliver per raccontarci com’era andata, camminava a 2 metri da terra, dicendo di aver fatto un’esperienza meravigliosa, in cui non le è mai pesato di doversi svegliare molto presto la mattina, né di stare a lungo in piedi.

Maria, quando sei arrivata al Gruppo Gulliver ti chiamavamo “l’avvocatessa”, ti ricordi?

Sempre attenta agli altri, a difenderli, comunque e dovunque. Anche ora ti curi degli altri, ma soprattutto hai capito cosa vuoi fare per te e qual è la tua strada.

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Patrizia e l’importanza di sostenere i ragazzi a livello umano

“Ho deciso di dedicare parte del mio tempo libero al Progetto 9+ perché sono più di 10 anni che faccio volontariato nelle scuole (prima elementari e poi medie) e ho scoperto che amo stare coi giovani e provo il desiderio di aiutarli nel loro percorso formativo, non solo didattico. Ho scoperto un po’ tardi nella vita che la mia vera vocazione è l’insegnamento perché penso che i ragazzi abbiano bisogno di essere indirizzati, ascoltati, sostenuti, spesso supportati nel loro percorso di vita, dato che sovente le famiglie di origine non hanno tempo per questo.

Collaboro con Celim da cinque anni nella gestione di un doposcuola che si tiene due pomeriggi a settimana in una scuola secondaria di primo grado. Nello specifico aiuto i ragazzi a studiare storia e geografia. Prima dello studio, dedichiamo uno spazio al gioco collettivo per permettere ai ragazzi di socializzare tra di loro e con noi educatori.

Questa esperienza mi ha dato e mi sta dando tantissimo a livello umano. Confrontarsi con i problemi dei giovani mi aiuta a mantenere una mentalità aperta, non giudicante e disposta a mettersi in discussione. A parte questo, la conoscenza di alcuni ragazzi con gravi problemi familiari mi ha dato la possibilità di donare il mio tempo e il mio affetto ad alcuni di loro anche al di fuori del contesto scolastico. Sono tuttora in contatto con alcuni dei mie ex alunni che mi contattano ancora quando hanno bisogno di aiuto nello studio o per problemi personali.

Penso che sia fondamentale sostenere il Progetto 9+ perché è importante che i bambini e i ragazzi siano aiutati e sostenuti quanto più possibile nei loro anni di scuola dell’obbligo, non solo a livello didattico, ma soprattutto umano. Dobbiamo aiutarli a comprendere che l’istruzione è fondamentale perché da essa dipende gran parte del loro futuro. Consiglierei ad altre persone di aggiungersi al nostro gruppo perché donare il proprio tempo e le proprie conoscenze è un’attività che ci arricchisce molto a livello umano, ci fa provare emozioni inaspettate e ci fa rimanere in contatto con il bambino che è in noi”.

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